Da un palazzo carolingio a una cioccolateria di fama mondiale. La storia di Place Jacques Brel è tra le più dense del Belgio.
È la storia che Denise raccontava sempre in apertura, durante le visite alla cioccolateria. La leggenda della maison, così come si tramanda in famiglia.
C'era una volta, nella ridente valle della Préalle, un allegro mulino che accolse, dice la tradizione, gli amori dei genitori di Carlo Magno. Egli sarebbe nato lì verso l'anno 742.
In questi luoghi carichi di storia, in una magnifica fattoria del XVI secolo, un'artista del gusto, Denise Courant-Bellefroid, sviluppò un cioccolato d'eccezione e innovò creando «il gusto nella massa»: prima dei cioccolati Charlemagne, i sapori si nascondevano sempre nel ripieno o nella ganache, avvolti da cioccolato fondente, al latte o bianco.
La nostra artista del gusto decise di seguire la tendenza della nouvelle cuisine: meno zucchero, meno grassi e un ritorno al naturale. Le sue gustose creazioni furono premiate con numerosi riconoscimenti internazionali e brevetti mondiali per i cioccolati alle spezie, alla frutta, ai fiori, al caffè e ai tè.
Oggi la sua famiglia assicura la continuità dell'azienda, nel rispetto di questa grande tradizione di qualità.
Herstal fu uno dei centri del potere carolingio. Pipino di Herstal, maggiordomo di palazzo d'Austrasia e bisnonno di Carlo Magno, ne porta il nome. Tra il 723 e il 920 ventitré atti diplomatici citano il luogo, sette dei quali redatti a Herstal stessa. I documenti lo chiamano palatium publicum, poi palatium regium: il palazzo del re.
È in questo contesto che la tradizione colloca la nascita di Carlo Magno nel 742, a Herstal o nella vicina Jupille. Gli storici discutono ancora sul luogo esatto. Il legame tra l'Imperatore e questa terra, invece, è documentato dagli atti.
Manoscritto del IX secolo · Abbazia di Saint-Denis
Nel marzo del 779, in un'assemblea di vescovi, abati e conti, Carlo Magno promulga a Herstal il primo grande capitolare del suo regno. I suoi ventitré articoli riorganizzano la vita religiosa e pubblica del regno: autorità dei vescovi, repressione dell'omicidio e dello spergiuro, protezione delle vedove e dei viaggiatori, regole per i mercati e i pedaggi.
È il primo testo a usare la parola capitulare in senso legislativo, e lo storico Carlo De Clercq vi ha visto una carta costitutiva data a tutti i territori del regno franco. Tutti i grandi testi successivi, fino all'incoronazione imperiale dell'800, ne derivano. È in questa fattoria, sorta sul dominio del palazzo, che la maison ha scelto di stabilire il suo laboratorio.
Qualche anno prima del Capitolare, un chierico di nome Cathwulf indirizza a Carlo Magno una lettera di esortazione. Vi elenca le otto colonne che sorreggono il regno di un re giusto. Quattordici dei ventitré temi del Capitolare di Herstal vi compaiono già. Alcuni storici accostano queste otto colonne all'ottagono della Cappella Palatina di Aquisgrana.
Da Julien Maquet, Le capitulaire de Herstal (779) et la lettre de Cathwulf à Charlemagne
La fattoria sorge sul luogo di un antico mulino che la tradizione lega alla famiglia di Carlo Magno, nel cuore del dominio carolingio di Herstal.
L'edificio attuale, a pianta quadrangolare, fu costruito in pietrame di arenaria, mattoni e pietra calcarea. Le parti più antiche risalgono alla fine del XVI secolo, le più recenti al XVIII. Fino al 1795 la tenuta apparteneva all'ospedale Saint-Mathieu à la Chaîne, da cui l'altro nome: fattoria della Chaîne. È conosciuta anche come fattoria Cajot, dal nome dell'ultimo agricoltore che la gestì, fino al 1985.
Denise Courant-Bellefroid installa la sua cioccolateria tra le mura della fattoria. Qui mette a punto e brevetta il procedimento che darà alla maison fama mondiale: l'infusione di oli essenziali naturali nella massa di cioccolato. Questo brevetto porterà la cioccolateria tra le maison più innovative al mondo.
Formatasi nel settore alberghiero a Liegi, Denise si era appassionata alla storia della cucina, soprattutto a quella del Medioevo e del Rinascimento. È questa erudizione golosa, unita a un palato d'eccezione, che fece nascere l'idea fondante: sposare al cacao le spezie, la frutta, i fiori, il caffè e il tè.
Oggi la famiglia Courant-Bellefroid guida e sviluppa la maison, portando l'eredità di famiglia verso nuovi mercati: dal Giappone, dove la maison è presente dagli anni Duemila, agli amanti del cioccolato di tutto il mondo.
«Tredici secoli di storia sotto i nostri piedi. Ogni cioccolatino ne porta la memoria.»
Fondatrice
Carlo Magno probabilmente non sapeva scrivere con scioltezza. Per firmare i suoi atti usava un monogramma: le lettere K, R, L e S di Karolus, disposte attorno a una losanga centrale a formare una croce. Il sovrano tracciava di persona il tratto finale al centro, convalidando così di sua mano diplomi e capitolari.
Questo segno, uno dei più celebri del Medioevo, è oggi il marchio registrato della maison presso l'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale. Ogni scatola Charlemagne porta la firma stessa dell'Imperatore.
Il blu notte e l'oro delle nostre scatole non sono una scelta recente: accompagnano la maison fin dai primi anni, impressi con il monogramma di Karolus.
Dopo l'età carolingia, il territorio di Liegi scrive una delle storie politiche più singolari d'Europa. Verso il 980 il vescovo Notgero ottiene il potere temporale sulla città: nasce il Principato di Liegi, Stato indipendente in seno al Sacro Romano Impero, governato dai suoi principi-vescovi per oltre ottocento anni, fino al 1795.
Herstal vi occupa un posto a sé. Signoria libera, la terra di Herstal dipende a lungo da grandi casate europee, tra cui gli Orange-Nassau, prima di essere riacquistata nel XVIII secolo dal principe-vescovo di Liegi. Terra natale della dinastia carolingia divenuta enclave contesa, attraversa i secoli conservando la propria identità.
Da questa storia la regione eredita un temperamento: il gusto dell'indipendenza, l'orgoglio del lavoro manuale, l'arte mosana che fece brillare gli orafi della Mosa in tutta Europa. È questa stirpe di artigiani che la maison Charlemagne prosegue, tra le sue mura della Préalle, dal 1974.
Stampa · Chikuma fondata ai suoi piedi nel 1688
Sulle rive del fiume Sumida, ai piedi del ponte Eitai, una casa custodisce il suo nome dal 1688. Chikuma Miso, onorata un tempo dalla visita dei quarantasette rōnin di Akō, celebrata sulle scene del kabuki, misura il tempo come lo misuriamo noi: in secoli, in gesti tramandati, in fedeltà. Alla casa di Edo che ci accorda la sua fiducia, la maison di Herstal rivolge qui il suo saluto rispettoso. Due terre lontane, una stessa pazienza.